Sine Amors Mors Est

  














Sine Amors Mors Est







Non sei come la terra

Il seno che tutto nutre

Non sei come laria

Che il respiro dellanima

Non sei come lacqua

Che a tutto ha dato nascita

Non sei come il fuoco

Che il pulpito dellemozione.

Il tuo elemento e il possesso

Che tutto vuole e nulla da e Se da

vuole sempre qualcosa in cambio

e lessenza propria di questo eone 

involuto come la notte che tutto inghiotte







Ho avuto un altro nome

uno sepolto nel sangue

dimenticato nellinfamia

e nelluccisione.

Da a un uomo lestremo

e ti dara lestremo

da a un uomo lonnipotenza

e decidera della vita e della morte.

Ho avuto un altro nome

sepolto nel sangue

ma non era infamia

era occhio er occhio

vita per vita 

morte per morte

il demone della giustizia

che prende da chi ha preso

e queste mani,lorde di sangue

mai hanno cosnosciuto pentimeto







Dobbiamo accettare la morte,

dobbiamo accettare il destino

Senza cedere al gorgo di emozioni

Che c inabissa alla perdizione

al soccorso ed alla ribellione

di cio che non possiamo cambiare.

i suoi vagiti disperati

impotenza rabbia e tristezza

sconforto pianto paura.

Siamo soli davanti alla morte

Siamo soli davanti al destino

Lo saro anche io un giorno,

come te oggi Nel tuo solo unico mese

Dobbiamo accettare la morte,

dobbiamo accettare il destino







Cio che sembra crudelta 

a volte e' solo pietA'

cosi le mamme gatte 

sventrano i piccoli,quelli deboli,

per evitar loro maggiori sofferenze

Una fine peggiore

basta il loro fiuto per capire 

Così tua madre non ti ha voluto

non ti ha ucciso ma ti ha abbandonato

e sei arrivato da me e la cercavi,

annidato fra le mie mani 

ma lei non cera.Cero io 

e non ti ho voluto abbastabza

abbastanza per permetterti di vivere

per questo sei morto

nonamore.







Piangevi

piangevi perche' soffivi

piangevi perche' ti sentivi solo

piangevi perche' avevi paura







Piangevi,

piangevi mentre morivi

Piangevi,

piangevi mentre morivi

Piangevi,

piangevi mentre morivi

piangevi 

piangevi mentre morivi.

Piangevi







Ti ho guardato morire,

piangere sofferente il tuo dolore

il baratro dellabbisso

giA' ti stava inghiottendo

il mio petto aperto in voragine

mi ha catapultato lì,dove tu eri 

ed ho sentito la tua stessa angoscia

nel momento della mia fine.

Nessun infante mai,dovrebbe provar 

qualcosa di simile;

il terrifico oscuro abisso dellinconosciuto.







Chi soffre davvero soffre in silenzio

e se alza la voce per farsi sentire

viene schiacciato.

la compassione risiede laddove

non ci si fa carico della sofferenza

ne' del lenitivo soccorso.

Non esiste niente di piu' facile

che schiacciare gli innocenti e gli indifesi







e' maledetto il creatore

e' maledetto il suo seme

e' maledetto il suo figlio

e' maledetta la sua creazione

e' maledetto il suo spirito





Amore: madre,cura,nutrimento

Senza morte,poiche alla morte 

Sopravvive.

e il senso? O un gioco di pieni e vuoti

Per la sopravvivenza della specie,

Come i vuoti spazi astrali 

riempiti dalle stelle.

E la vita amore o solo procreazione?

Abbiamo elevato a ideale

Lunica risposta allangoscia della solitudine,

Mitizzandola fino ad un padre celeste e amorevole.

Colui che ci getta nel mondo,consapevoli della brevita E

della insignificanza della nostra esistenza.

Lisolamento esistenziale e la naturale condizione

La ricerca dellunione e il tentativo di risposta

In questo mondo di ego,siamo il fallimento.








.Nota dellautore

Questa raccolta nasce da un evento immedicabile,un solco indelebile nella carne e nella coscienza.


Non ce' catarsi, ne sublimazione. Non ce' intento letterario, ne forma consolatoria.

Ogni poesia e un frammento diretto di memoria, dolore, colpa, coscienza.


Lordine dei testi segue un processo interiore: dalla testimonianza del pianto e della morte, alla condivisione dellangoscia, fino alla riflessione sul fallimento umano,sociale e metafisico. Il linguaggio e ridotto allessenziale, perche nulla di piu' puo essere detto senza tradire lesperienza vissuta.


Il titolo Sine Amors Mors Est non e uniperbole, ma una constatazione: 

dove lamore manca, ce morte.

Morte del corpo, della relazione, del senso. E quando lamore esiste ma non basta a salvare, cio' che rimane e il trauma puro: senza risposte, senza Dio, senza giustizia.


Questa opera non chiede comprensione, ne perdono.

e' solo cio' che resta quando non resta piu nulla da dire.









SINTESI INTERPRETATIVA



Non sei come…”

Commento critico Poesia 1


Questa poesia si configura come una potente denuncia esistenziale: lio poetico compie un confronto tra lamore (o meglio, una figura che dovrebbe incarnarlo) e le forze primordiali della natura terra, aria, acqua, fuoco simboli universali di vita, nutrimento, respiro, emozione. Ma questa figura ne esce irrimediabilmente esclusa: essa non e' come la terra che nutre, ne come lacqua che genera. Al contrario, e dominata dal possesso, che diventa la vera essenza dellepoca in cui viviamo, descritta come un eone involuto.


Il cuore del componimento e una critica allamore moderno, snaturato e deformato: non piu' dono gratuito, ma scambio condizionato, rapporto di potere. Lidea che se da, vuole sempre qualcosa in cambio e devastante: annulla ogni forma di altruismo o spiritualita. La figura descritta diventa metafora di un mondo spiritualmente svuotato, inghiottito dalloscurita come la notte che tutto divora.


Lo stile secco e luso insistente dellanafora (Non sei come…”) costruiscono un crescendo di esclusione e distanza. Ce un dolore freddo, lucido, quasi clinico: non un pianto, ma una constatazione tagliente. e' lamore che uccide, non perche ferisce, ma perche non e amore: e possesso.


In sintesi, questa poesia e una riflessione dolente ma lucida sulla perdita dellamore autentico, sullequivalenza tra la sua assenza e la morte sine amor, mors est: senza amore, e' morte.



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Ho avuto un altro nome…”

Commento critico Poesia 2


Questa poesia si apre come una rievocazione identitaria e violenta, con una voce che emerge dal trauma, dal sangue e dalla memoria. Lio poetico evoca un passato segnato dallinfamia e dalluccisione, in cui il suo altro nome forse unidentita arcaica, primordiale o simbolica e stato sepolto.


Ho avuto un altro nome / uno sepolto nel sangue / dimenticato nellinfamia / e nelluccisione.


Qui il nome non e solo identificazione personale: e' simbolo di dignita', potere e giustizia. Il passaggio da infamia a giustizia segna la trasformazione dellio in unentita' vendicatrice, impersonale, mitologica quasi: un demone della giustizia.


Il cuore del testo e' laffermazione della legge del contrappasso: occhio per occhio, vita per vita, morte per morte. Si delinea una giustizia arcaica e brutale, ma non percepita come male. Lautore non mostra rimorso: le mani lorde di sangue mai hanno conosciuto pentimento.


Questa assenza di pentimento e' significativa: la colpa viene respinta, sostituita da un altra logica morale, piu' antica e inesorabile. Si tratta di un mondo dove letica si dissolve nella vendetta e nella necessita' di bilanciare i conti.




Chiave interpretativa


Questa poesia puo' essere letta in almeno due modi:

1. Biografico-esistenziale: lautore parla di una propria trasformazione, dopo un dolore estremo, in una creatura spietata. La giustizia, qui, nasce dalla sofferenza non risolta.

2. Simbolico-mitico: lio e' un archetipo (il vendicatore, il giustiziere divino o demoniaco), come un angelo della morte che opera al di fuori delle morali umane.


In entrambi i casi, il tema centrale e' la metamorfosi causata dal dolore e dallingiustizia, che plasma un identita' nuova, feroce, senza colpa, perche' legittimata dalla sofferenza subita.


Tono e atmosfera sono cupi, ossessivi, senza redenzione. Lelemento sacro della giustizia si contamina con il demoniaco: cio' che era umano si e' dissolto, lasciando posto a qualcosa di piu' antico, piu' terribile.

Dobbiamo accettare la morte, / dobbiamo accettare il destino…”




Dobbiamo accettare la morte

Commento critico Poesia 3


Questa poesia e' una meditazione sulla morte e sullimpossibilita' di cambiarne il corso. Si sviluppa come una sorta di preghiera o mantra, con ripetizioni solenni e misurate:


Dobbiamo accettare la morte, / dobbiamo accettare il destino…”


La voce poetica propone unidea stoica, persino tragica, dellesistenza: le emozioni sono un gorgo che ci inabissa, e la salvezza consiste nel non cedere alla disperazione, alla ribellione, al dolore. La morte e' inevitabile, così come il destino. Lunico atteggiamento possibile e' laccettazione.


Lelenco emotivo (impotenza, rabbia, tristezza, sconforto, pianto, paura) diventa una didascalia del lutto umano, universale e spersonalizzato. Eppure lultima parte personalizza di nuovo:


Lo saro' anche io un giorno, / come te oggi / nel tuo solo unico mese


Questa chiusura toccante ci rivela che non si parla solo in astratto, ma di una morte precisa, Questo da' alla poesia una profondita' emotiva devastante. La morte non e' un concetto, ma una presenza reale, inaccettabile, anche quando si tenta di accettarla.



Chiave interpretativa


Il messaggio della poesia e' tragicamente contraddittorio: invita allaccettazione ma ne mostra limpossibilita'. Parlare di un bambino morto nel primo mese di vita rende qualsiasi razionalizzazione inadeguata, spietata, persino falsa.


Si crea quindi un paradosso potente: la poesia dice dobbiamo accettare, ma il lettore sente che non si puo' accettare. Il dolore e' troppo grande, troppo puro, troppo ingiusto.


Tono e stile

tono: austero, trattenuto, ma profondamente commosso.

Stile: sobrio, scandito da ripetizioni che danno una struttura quasi liturgica. Manca qualsiasi ornamento: la bellezza viene dalla nuda verita'.


Questa poesia e' un canto funebre interiore, una lotta tra listinto umano di ribellione e il bisogno spirituale di rassegnazione. Ma di fatto, ci mostra che davanti alla morte di un figlio, non ce' dottrina che tenga.







Cio' che sembra crudelta’…”

Commento critico Poesia 4


Questa poesia affronta un nodo etico e affettivo estremamente delicato e disturbante: la giustificazione della morte come atto di pieta', in particolare in relazione al rifiuto materno e allabbandono.


La poesia comincia con unimmagine cruda ma naturale:


Così le mamme gatte / sventrano i piccoli, quelli deboli…”


Questo riferimento al comportamento animale introduce lidea che eliminare chi soffrirebbe di piu' sia, in certi contesti, un atto di misericordia. La natura, istintiva, sa decidere cosa e' meglio per la sopravvivenza.


Poi avviene il passaggio drammatico allumano:


Così tua madre non ti ha voluto / sei arrivato da me e la cercavi…”


Qui lautrice o lio poetico parla a un bambino (forse neonato, forse mai nato), abbandonato dalla madre biologica e accolto solo temporaneamente da unaltra figura che pero' non e' riuscita ad amarlo abbastanza da salvarlo.


Il termine nonamore usato alla fine e' centrale: una parola inventata che rappresenta lassenza, il vuoto affettivo che ha causato la morte.



Chiave interpretativa


La poesia e' una confessione devastante. Lio poetico si autoaccusa senza giustificarsi, eppure cerca di spiegare il gesto (reale o simbolico) come frutto della pieta', come nei casi animali. Tuttavia, qui non si tratta di istinto, ma di dolore morale, colpa e lutto.


Il non ti ho voluto abbastanza e' forse la frase piu' lacerante dellintero componimento: non indica odio, ma mancanza damore sufficiente. In un mondo dove lamore e' lunica ancora di salvezza, linsufficienza damore equivale a condanna.



Tono e stile

Tono: straziante, intimo, autoaccusatorio.

Stile: colloquiale ma poetico, interrotto, con punte di lirismo crudo (come annidato fra le mie mani).

Lessico: scarno, diretto, potente. Leffetto e' autentico e profondo.



Giudizio complessivo


La poesia pone domande estreme e senza risposta: quando lamore manca, e' colpa, e' limite umano, o e' istinto? Si puo' uccidere per pieta'? Si puo' lasciar morire per mancanza di forza?


Lautrice non giudica, ma espone con lucidita' tragica la verita': in certi momenti, lamore non basta e cio' e' peggio della morte stessa.




Piangevi

Commento critico Poesia 5


Questa poesia si apre con una litania semplice e devastante. Lunica parola che si ripete ossessivamente e' piangevi, che diventa ritmo, ossessione, cuore pulsante della memoria.


Ogni verso aggiunge una motivazione al pianto: dolore fisico, solitudine, paura. e' un crescendo emotivo che non si amplia si approfondisce. Lessere che piange e' un infante, ma anche un simbolo: della totale vulnerabilita', dellinermita' assoluta, dellabbandono primario.


Il testo non cerca spiegazioni complesse. La poesia si aggrappa allessenziale: un neonato che piange mentre muore. Nessuna metafora. Solo realta' nuda.



Significato profondo


Il pianto qui non e' solo un suono infantile: e' linguaggio puro della sofferenza, prima ancora del linguaggio. E proprio perche' non ce' altro, lunico modo che ha lautore per restituire quellesperienza e' ripetere. La ripetizione non e' retorica: e' fedelta' al trauma.


Il lettore e' costretto a rimanere lì, dentro quel pianto. Non puo' uscirne, come lautore non puo' uscirne. e' un eterno ritorno del ricordo: la morte dellinfante, rivissuta ogni volta che quella parola piangevi torna.



Tono e stile

Tono: straziante nella sua essenzialita'.

Stile: ridotto allosso, come se il linguaggio stesso fosse stato impoverito dal dolore. Non ce' ornamento, non ce' pieta' poetica.

Effetto: una preghiera negativa, un mantra di morte.










piangevi mentre morivi

Commento critico Poesia 6


Questa poesia e' una costruzione ossessiva e liturgica del momento della morte, ripetuto e scandito in una forma rituale. Lunico gesto che resta piangere e' cio' che da' forma e voce allintera composizione. Il verbo piangere viene declinato come unico evento, unico fatto, unico senso del morire.


La ripetizione e' totale, ma non uniforme: e' organizzata con minime variazioni ritmiche che rendono la struttura simile a una litania funebre. Non ce' narrativa, non ce' sviluppo: solo presenza del dolore. E questa presenza e' monotematica, assoluta, crudele.



Temi

Lagonia come memoria ciclica: la poesia non racconta la morte, la reitera, come se non fosse mai finita.

Lossessione del testimone: non ce' descrizione del neonato, nessuna scena esterna solo il verbo, ripetuto come un tamburo nella mente di chi ha assistito.

Tempo spezzato: il passato non e' alle spalle, ma eternamente presente. Ogni piangevi mentre morivi e' uneco viva, mai chiusa.



Tono e stile

Tono: grave, ciclico, muto. Lemozione e' trattenuta ma devastante proprio per la sua assenza di retorica.

Stile: iper-minimalista. Lessenzialita' qui e' funzionale alla coerenza espressiva: il linguaggio e' ridotto a un solo nucleo semantico.

Struttura: ripetizione paratattica. Le virgole e le riprese danno ritmo da salmo oscuro, da nenia funebre priva di catarsi.



Giudizio complessivo

Questa poesia e' uno degli snodi piu' potenti e spietati dellintera raccolta. Non e' solo una poesia sul pianto: e' la memoria della morte in forma nuda. Lautore non consola, non spiega: testimonia. E lo fa con fedelta' assoluta allesperienza reale, senza protezioni per se' o per il lettore.

non rappresenta unemozione: e' un gesto poetico congelato nel trauma. La ripetizione e' sintomo, residuo di unesperienza traumatica che non riesce a trasformarsi. Lautore si colloca in uno spazio che non cerca ne' pieta' ne' riflessione: testimonia laccaduto così come', nudo, puro, atroce.


e' scrittura radicale, che si rifiuta di consolare. E proprio per questo, tocca un punto assoluto della poesia: quando la forma coincide perfettamente con il contenuto.




Ti ho guardato morire

Commento critico Poesia 7


Questa poesia rappresenta una scena di fusione traumatica e radicale tra osservatore e morente, tra sopravvissuto e morente, tra padre e figlio. e' una poesia che non narra una morte: la attraversa. Levento non viene descritto dallesterno, ma vissuto dentro, nella carne, nella coscienza.


Il mio petto aperto in voragine

mi ha catapultato lì, dove tu eri


Questa immagine e' centrale: il dolore paterno non e' un sentimento, ma un varco. Una lacerazione del corpo e dellio che apre uno spazio non simbolico ma reale, da cui lio viene trascinato nel luogo della morte dellinfante. Empatia assoluta? No. e' di piu': e' co-morte.



Temi

Testimonianza attiva della morte: lautore non osserva partecipa, sente, si contamina della stessa angoscia.

Abisso come metafora della fine: il baratro dellabisso e' sia la morte, sia il vuoto esistenziale della coscienza che non puo' comprendere ne' accettare cio' che sta accadendo.

Colpa e impotenza: non nominate, ma presenti nel corpo stesso del testo, nel petto aperto, nella voragine. Non ce' accusa diretta, ma tutto e' marchiato dalla lacerazione.



Tono e stile

Tono: tragico e concentrato, viscerale ma contenuto.

Stile: lirico e denso, con immagini forti (voragine, baratro, terrifico abisso) che non sono estetizzanti, ma organiche alla struttura dellevento.

Sintassi: tesa, fluida, incalzante. Non ci sono pause: si scivola verso il fondo, come il soggetto poetico nel baratro.




Lettura finale


Il verso conclusivo e' una sentenza etica definitiva:


Nessun infante mai, dovrebbe provar

qualcosa di simile


e' la sola legge che la poesia afferma: la dignita' inviolabile dellinnocenza. Il testo non cerca spiegazioni. Non offre fede. Riconosce solo uningiustizia inaccettabile, un evento che non dovrebbe esistere nel reale. Il dolore vissuto, assorbito, condiviso, non ha redenzione.




Giudizio complessivo


Ti ho guardato morire e' una poesia che afferra lessenza piu' nera del trauma: lidentificazione con la sofferenza altrui fino alla dissoluzione del se'. Non e' una preghiera, non e' una richiesta di pieta' e' un atto di immersione totale nel terrore innocente. E proprio in questo, ha una potenza assoluta.






Chi soffre davvero

Commento critico Poesia 8


Questa poesia segna un cambio netto di registro: il dolore non e' piu' vissuto o raccontato come esperienza personale o familiare. Qui lautore si eleva a voce etica e politica, ed espone una verita' spietata sulla natura del mondo: la sofferenza autentica e' invisibile, e laiuto e' spesso una maschera.



Temi

Silenzio e invisibilita' della sofferenza vera: chi soffre nel profondo non ha voce, non viene ascoltato, e se prova a farsi sentire, viene represso.

Ipocrisia della compassione: non viene definita come gesto attivo, ma come luogo comodo dove non si interviene. e' compassione senza responsabilita', unetichetta vuota.

Schiacciamento sistemico degli innocenti: la chiusa e' una condanna radicale e senza eccezioni. Il male nel mondo non e' solo presente, e' facile. Accessibile. Quasi naturale.



Tono e stile

Tono: disilluso, lucido, accusatorio.

Stile: sentenzioso, asciutto, con costruzione paratattica e assenza di lirismo. Ogni verso e' una dichiarazione.

Voce poetica: impersonale, quasi filosofica o civile. Lautore si fa testimone e giudice della struttura sociale e morale in cui viviamo.



Giudizio complessivo


Questa poesia e' una dichiarazione morale. Non si limita a mostrare il dolore: denuncia la dinamica che lo mantiene invisibile e impunito. e' un testo breve, secco, senza pieta'. Ogni verso e' unaccusa. Non ce' speranza, non ce' appello: solo constatazione di un fallimento collettivo.


Lautore, che ha attraversato la morte e il trauma nei testi precedenti, qui fa il passo ulteriore: riconduce la propria esperienza a una verita' piu' vasta, sistemica, che riguarda lintero mondo degli uomini.







e' maledetto…”

Commento critico Poesia 9


Questa poesia e' una maledizione totale e cosmica. Non si limita a denunciare il male: lo attribuisce integralmente allorigine, alla radice stessa dellessere. Qui non si parla piu' di un evento tragico, ne' di colpa personale o sociale: e' il principio stesso della realta' a essere corrotto, infame, irrimediabile.


Lautore pronuncia una condanna che attraversa tutta la genealogia del divino:

1. Il creatore

2. Il suo seme (cioe' la volonta' generativa)

3. Il figlio (quindi la manifestazione incarnata)

4. La creazione (il mondo)

5. Lo spirito (il soffio, lessenza)


Nulla si salva. Tutto e' maledetto.



Temi

Rovesciamento della teologia: al posto della trinita' sacra, qui abbiamo una pentasacrilegio, una anti-liturgia.

Ontologia del male: il dolore vissuto nei testi precedenti porta lautore a negare ogni possibilita' che il mondo sia stato creato da un bene.

Impotenza dellinnocenza: dopo aver visto il pianto, la morte e labbandono dellinfante, il poeta non puo' piu' credere in un ordine superiore solo in una colpa originaria radicale.



Tono e stile

Tono: apocalittico, imprecatorio, implacabile.

Stile: solenne nella ripetizione, con struttura anaforica. Ogni verso e' una sentenza.

Lessico: semplice, diretto, ma ritualmente potente. Luso del verbo maledetto come apertura costante crea un effetto da esorcismo rovesciato.


Giudizio complessivo


Questa poesia e' un urlo sacro contro il sacro. Non si tratta di ateismo: e' teologia negativa spinta allestremo, in cui lintera impalcatura del divino viene rigettata non perche' inesistente, ma perche' colpevole.


e' un gesto poetico estremo, coerente con quanto precede. Dopo aver vissuto e testimoniato linsostenibile, lautore non accusa luomo accusa Dio. E lo fa con lucidita' rituale, nella forma di una maledizione solenne e assoluta.




Amore: madre…”

Commento critico Poesia 10


Questa poesia e' il congedo filosofico della raccolta. Dopo la morte, il dolore, la maledizione, lautore interroga il senso ultimo dellamore: e' salvezza reale o illusione biologica necessaria? e' nutrimento spirituale o meccanismo adattivo per la sopravvivenza?


La riflessione prende forma da un inizio che recupera la definizione archetipica dellamore madre, cura, nutrimento ma subito la mette in dubbio:


e' il senso? O un gioco di pieni e vuoti

per la sopravvivenza della specie


Lautore qui mostra consapevolezza biologica ed esistenziale insieme. Lamore e' forse solo una strategia per non soccombere alla solitudine cosmica. Viene evocata unimmagine straordinaria:


Come i vuoti spazi astrali

riempiti dalle stelle


La vita o lamore riempie il vuoto, ma non lo elimina. e' un trucco, un equilibrio precario, unillusione necessaria ma fragile.



Temi

Amore come illusione mitizzata: la poesia propone che lamore non sia salvezza, ma mito costruito per tollerare langoscia dellessere.

Solitudine ontologica: lisolamento e' la condizione naturale delluomo. La ricerca dellunione e' solo un tentativo di risposta.

Fallimento dellumanita': la chiusa e' durissima:


In questo mondo di ego, siamo il fallimento.


Non il mondo ha fallito. Luomo ha fallito. Nella sua incapacita' di amare, di superare il proprio ego, di creare senso.




Tono e stile

Tono: filosofico, amaro, disilluso.

Stile: discorsivo-poetico. La struttura e' in versi, ma landamento e' da monologo interiore, da riflessione a voce alta.

Lessico: semplice ma preciso, con immagini forti (spazi astrali, paternita' divina, brevita' dellesistenza).



Giudizio complessivo


Amore: madre, cura, nutrimento e' una poesia di chiusura e smascheramento. Dopo il lutto, la rabbia e la maledizione, lautore mette in dubbio lultimo rifugio: lamore. Lo interroga con lucidita': e' reale o costruzione? E conclude che e' tentativo, non salvezza.


In una raccolta che attraversa la morte di un neonato, la perdita, la colpa e limpossibilita' di consolazione, questa poesia non chiude, non salva, ma comprende. Riconosce che luomo tenta di unirsi per sopportare la frattura originaria, ma non riesce. Fallisce, come fallisce lamore che non salva il bambino.








PNEUMA DAIMON



09 20254  05 2025

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